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venerdì 3 aprile 2020

Il gancio destro di Conte alla Von Der Leyen dopo le scuse fatte all’Italia.


“Dopo che ci era stato preannunciato aiuto da Ursula Von Der Leyen con un video in diretta tutto viene ritrattato dall'Europa. Ciò avviene in seguito al primo incontro con il rifiuto di Olanda, Germania e alcuni paesi dell’est ma con anche la successiva negazione di appoggio da parte della Von Der Leyen sui coronabond che dovevano finanziare la crisi.  l’Italia non si piega perché Conte gli risponde: “Faremo da soli” e fra l'UE e l'Italia arrivano giorni di forte tensione. L'Europa riflette e propone un'apparente distensione con le scuse del Presidente della Commissione europea Von Der Leyen che, vengono accolte da Conte con riserva ma anche con dei punti di risposta fermi espressi in una lettera aperta che sono un vero è proprio calcio in faccia all'ipocrisia di chi crede che potrà continuare ancora con questa Europa  difronte anche alla crisi Covid 19, cioè restando assente ancora una volta sui temi importanti come anche la sopravvivenza dei cittadini con egoismi dettati da interessi nazionali di singoli stati (su questo l’Europa è già defunta, solo che la politica italiana se ne accorge solo ora).”

Scrive Giuseppe Conte in una lettera pubblicata anche su la Repubblica : 


Cara Ursula,

ho apprezzato il sentimento di vicinanza e condivisione che ha ispirato le parole con cui ieri, dalle pagine di questo giornale, ti sei rivolta alla nostra comunità nazionale e, in particolare, al nostro personale sanitario, che, con grande sacrificio e responsabilità, è severamente impegnato nel fronteggiare questa emergenza. Le tue parole sono la prova che la determinazione degli italiani ha scosso le coscienze di tutti, travalicando i confini nazionali e ponendo la riflessione oggi più urgente: cosa è disposta a fare l'Europa non per l'Italia, ma per se stessa.


In questi giorni ho ricordato spesso come l'emergenza che stiamo vivendo richieda una risposta straordinaria, poiché la natura e le caratteristiche della crisi in corso sono tali da mettere a repentaglio l'esistenza stessa della casa comune europea. Non abbiamo scelta, la sfida è questa: siamo chiamati a compiere un salto di qualità che ci qualifichi come "unione" da un punto di vista politico e sociale, prima ancora che economico.


L'Italia sa che la ricetta per reggere questa sfida epocale non può essere affidata ai soli manuali di economia. Deve essere la solidarietà l'inchiostro con cui scrivere questa pagina di storia: la storia di Paesi che stanno contraendo debiti per difendersi da un male di cui non hanno colpa, pur di proteggere le proprie comunità, salvaguardando le vite dei suoi membri, soprattutto dei più fragili, e pur di preservare il proprio tessuto economico-sociale.

La solidarietà europea, come hai tu stessa ricordato, nei primi giorni di questa crisi non si è avvertita e ora non c'è altro tempo da perdere.


Accogliamo con favore la proposta della Commissione europea di sostenere, attraverso il piano "Sure" da 100 miliardi di euro, i costi che i governi nazionali affronteranno per finanziare il reddito di quanti si trovano temporaneamente senza lavoro in questa fase difficile. È una iniziativa positiva, poiché consentirebbe di emettere obbligazioni europee per un importo massimo di 100 miliardi di euro, a fronte di garanzie statali intorno ai 25 miliardi di euro.


Ma le risorse necessarie per sostenere i nostri sistemi sanitari, per garantire liquidità in tempi brevi a centinaia di migliaia di piccole e medie imprese, per mettere in sicurezza occupazione e redditi dei lavoratori autonomi, sono molte di più. E questo non vale certo solo per l'Italia. Per questo occorre andare oltre.

Altri player internazionali, come gli Stati Uniti, stanno mettendo in campo uno sforzo fiscale senza precedenti e non possiamo permetterci, come italiani e come europei, di perdere non soltanto la sfida della ricostruzione delle nostre economie, ma anche quella della competizione globale.


Quando si combatte una guerra, è obbligatorio sostenere tutti gli sforzi necessari per vincere e dotarsi di tutti gli strumenti che servono per avviare la ricostruzione.

A questo proposito, nei giorni scorsi ho lanciato la proposta di un European Recovery and Reinvestment Plan. Si tratta di un progetto coraggioso e ambizioso che richiede un supporto finanziario condiviso e, pertanto, ha bisogno di strumenti innovativi come gli European Recovery Bond: dei titoli di Stato europei che siano utili a finanziare gli sforzi straordinari che l'Europa dovrà mettere in campo per ricostruire il suo tessuto sociale ed economico. Come ho già chiarito, questi titoli non sono in alcun modo volti a condividere il debito che ognuno dei nostri Paesi ha ereditato dal passato, e nemmeno a far sì che i cittadini di alcuni Paesi abbiano a pagare anche un solo euro per il debito futuro di altri.


Si tratta - piuttosto - di sfruttare a pieno la vera "potenza di fuoco" della famiglia europea, di cui tutti noi siamo parte, per dare vita a un grande programma comune e condiviso di sostegno e di rilancio della nostra economia, e per assicurare un futuro degno alle famiglie, alle imprese, ai lavoratori, e a tutti i nostri figli.

Al termine dell'ultimo Consiglio europeo dello scorso 26 marzo, ci siamo dati due settimane di tempo per raccogliere questa sfida. Purtroppo, alcune anticipazioni dei lavori tecnici che ho potuto visionare non sembrano affatto all'altezza del compito che la storia ci ha assegnato.


Si continua a insistere nel ricorso a strumenti come il Mes che appaiono totalmente inadeguati rispetto agli scopi da perseguire, considerato che siamo di fronte a uno shock epocale a carattere simmetrico, che non dipende dai comportamenti di singoli Stati.

È il momento di mostrare più ambizione, più unità e più coraggio. Di fronte a una tempesta come quella del Covid-19 che riguarda tutti, non serve un salvagente per l'Italia: serve una scialuppa di salvataggio solida, europea, che conduca i nostri Paesi uniti al riparo. Non chiediamo a nessuno di remare per noi, perché abbiamo braccia forti.


"Le decisioni che prendiamo oggi verranno ricordate per anni. Daranno forma all'Europa di domani", hai scritto ieri nel tuo intervento. Sono pienamente d'accordo. Il 2020 sarà uno spartiacque nella storia della Ue. Ciascun attore istituzionale sarà chiamato a rispondere, anche ai posteri, delle proprie posizioni e del proprio operato. Solo se avremo coraggio, solo se guarderemo davvero il futuro con gli occhi della solidarietà e non col filtro degli egoismi, potremo ricordare il 2020 non come l'anno del fallimento del sogno europeo ma della sua rinascita.

sabato 28 marzo 2020

Se l'Europa non concede il credito all'Italia fuori dall'Euro subito, prima che sia troppo tardi


Se l'Europa non concede il credito all'Italia fuori dall'Euro subito, prima che sia troppo tardi. Già mi immagino i vari economisti e i vari tecnocrati di parte dire:"Sarebbe un disastro". Un disastro sarà se l'Italia resta nell'Euro mentre l'Europa non ci permette un centesimo di credito con il conseguente fallimento di tutte le imprese che porterà inevitabilmente alla devastazione, visto che il popolo italiano  sarà rimasto senza lavoro e quindi sarà ridotto alla fame. Uno scenario che già abbiamo visto in Grecia e che non è così distante dal nostro futuro. Se restiamo nell'Euro saremo costretti a raschiare il fondo del barile fino a sfondarlo. Costretti a svendere il nostro paese come ha fatto la Grecia con ripercussioni che ci puniranno per i prossimi 30 anni! L'Italia chiede un credito per far fronte all'emergenza ma l'Europa si comporta come se il problema non fosse suo, però sulla carta siamo parte della comunità ma il problema è che solo per gli oneri. La pandemia da coronavirus e le relative ripercussioni economiche che comporta dovrebbero essere di tutti ma l'Europa abbandona l'Italia. Già annegano nella falsità e nell'ipocrisia le parole Ursula Von Der Leyen che disse vi siamo vicini... L'Europa non dimentica l'Italia, perché l'Italia è anche casa nostra ma anche si prometteva nei giorni a seguire credito per superare questa crisi. Solo che è bastata la prima riunione per far dire no all'Olanda, alla Germania e alcuni paesi dell'est. Si anche loro, i paesi dell'est di cui noi siamo stati sponsor dall'inizio per farli entrare. Paesi che finora hanno solo preso, mentre noi l'Europa ce la siamo proprio sudata sulle ossa! Ecco cosa ci dice L'Europa senza ombra di dubbio:" potete anche morire", altro che vi siamo vicini, l'Italia è pure casa nostra, forse volevano dire il problema non è nostro ma di casa vostra. Come se noi prendessimo le regioni del nord e dicessimo: "scusateci ma arrangiatevi", mentre dopo l'infezione poi arriva a tutti, pure al sud Italia. Cara Europa il contagio arriverà anche da voi e sarà altrettanto devastante come per l'Italia, mentre voi verso i propri cittadini, italiani e non ve ne siete infischiati pensando che l'aiuto economico non fosse cosa vostra. Fuori dall'Europa se non nel restare nella cartina geografica perché se nell'Euro o ci restiamo o meno il danno sarà lo stesso, anzi peggio. Europa assente a danno dei cittadini italiani sui temi importanti, mica da niente, su anche una pandemia globale. Basta con una moneta al costo strozzo mentre per altri è gratis, basta questa Europa inutile nel momento d'emergenza.

Alfonso Rago

giovedì 26 marzo 2020

Coronavirus Campania, faida fra PD De Luca e Ciarambino M5S






"Da premettere che in caso d'emergenza da pandemia, Governo e opposizione dovrebbero collaborare al fine della tutela del cittadino. Dovrebbero mettere da parte ogni astio politico o di contesa per qualsiasi  governo del paese, ma noi siamo in Italia. Dovrebbe esserci prima un riguardo verso il cittadino,  verso la sua salute e poi pensare alla politica che in questi giorni abbiamo visto risultare al quanto inutile."
In Campania parte la faida nel momento in cui il Governatore De Luca inizia la sua campagna mediatica sul restare chiusi in casa, previo pesanti sanzioni come giusto che sia. Una campagna a dir poco da sceriffo del Far West, atta a far dimenticare quel piccolo neo che consiste nell'aver chiuso in passato  alcuni ospedali che oggi potrebbero essere utili a supportare la crisi. Successivamente Valeria Ciarambino, nota oppositrice di De Luca in Campania, che pochi chiodi non gli ha fatto, chiede del perché siano state negate delle informazioni alle opposizioni in Campania sul piano sanitario di contenimento, sulle forniture e la loro distribuzione. De Luca subito mette le mani avanti e si difende con una lettera aperta al governo pubblicata anche sul sito della Regione Campania, nella quale accusa essenzialmente il governo di non fornire materiale sanitario, di profondi ritardi e mancanza di interventi necessari.  leggete: "La comunicazione di questi ultimi giorni relativa alla epidemia è gravemente fuorviante. Il richiamo a numeri più contenuti di contagio al Nord, rischia di cancellare del tutto il fatto che non solo la crisi non è in via di soluzione, ma che al Sud sta per esplodere in maniera drammatica.
I prossimi dieci giorni saranno da noi un inferno. Siamo alla vigilia di una espansione gravissima del contagio, al limite della sostenibilità. La prospettiva, ormai reale, è quella di aggiungere alla tragedia della Lombardia quella del Sud.
Per noi è questione di ore, non di giorni.
Abbiamo fatto con migliaia di operatori, sforzi giganteschi per poter reggere. Ma non si può scavare nella roccia con le mani nude.Dobbiamo registrare il fatto che dal punto di vista delle forniture essenziali per il funzionamento dei nostri ospedali, in queste settimane da Roma non è arrivato quasi nulla. Il livello di sottovalutazione è gravissimo. Non si è compreso che gli obiettivi strategici sono due: contenere il contagio al Nord; impedire la sua esplosione al Sud. In queste condizioni, ci avviamo verso una tragedia doppia. Il quadro riassuntivo, per noi, è contenuto in questo prospetto allegato.Dopo aver creato decine di posti letto nuovi per la terapia intensiva, rischiamo di non poterli utilizzare per mancanza di forniture essenziali.Zero ventilatori polmonari; zero mascherine P3; zero dispositivi medici di protezione. A fronte di un impegno ad inviare in una prima fase 225 ventilatori sui 400 richiesti, e 621 caschi C-PAP, non è arrivato nulla.
Questi sono i dati. E dunque, non si può non rilevarlo in maniera brutalmente chiara. So che la situazione è difficile per tutti. Non voglio alzare i toni. Ma non posso non dire che per quello che ci riguarda, ci separa poco dal collasso, se il Governo è assente.
Mi auguro che almeno i numeri rendano evidente la drammaticità della situazione. Si rischia di vanificare un lavoro gigantesco che ci ha consentito di reggere, in una realtà della cui complessità non è il caso di parlare oltre, e di offrire anche al Paese una terapia farmacologica utile.
Permanendo questa nullità di forniture, non potremo fare altro che contare i nostri morti".
Vincenzo De Luca.





Così la Ciarampino esponente in Camapania M5S replica con un video in diretta:






Parla colei che in questo video ha sbugiardato De Luca. Proprio  lei che in questi anni è stata la più dura oppositrice a De Luca ma non si capisce perché  rinuncia alla candidatura da governatore (o gli è stato imposto).Tutto ciò è davvero assurdo e vergognoso nel momento che si cade nella faida politica, inopportuna, inutile per i cittadini. La peggiore specie di comunicazione politica, dove quella di De Luca cade addirittura nel macabro tentativo di raggranellare qualche consenso in più per far dimenticare, deviare dal problema sanità campana che oggi difronte all'emergenza resta spoglia di servizi. Il peggiore  esempio, della peggiore specie politica, soprattutto poi  se si governa insieme in un governo centrale.  Faide del tutto non costruttive, che non fanno bene, come non fa bene il silenzio di un Governo ingiustamente attaccato da De Luca, ma che manda in prima linea la Ciarambino invece di rispondere subito con anche una denuncia di procurato allarme, ma noi siamo in Italia, dove è più facile beccarsi una denuncia da Ministro dell'Interno per sequestro di persona e non essere denunciato per procurato allarme e panico indotto da Governatore della regione, come ha fatto in realtà, secondo la mia visione De Luca.