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martedì 26 settembre 2017

Spagna, 'gioco' a letto con la moglie finisce male: rischia 20 anni di carcere



Warren Lyttle, 52 anni, è stato arrestato nella sua casa in Spagna dopo che la consorte Lisa Jane, 49 anni, è stata trovata morta soffocata.

Dal piacere alla morte. Ha ammesso di aver ucciso sua moglie, ma ha precisato che si è trattato di un incidente di percorso, una situazione che gli è sfuggita di mano: stavano facendo un #gioco erotico sadomaso quando l'ha soffocata. Protagonista di questo caso controverso che ha scosso la #Spagna è #Warren Lyttle, un uomo inglese di 52 anni, che viveva in un'abitazione a Costa de la Calma, vicino alla località turistica di Magaluf, in Spagna. Il fatto risale a gennaio 2016. La vittima è Lisa Jane, di 49 anni. Tuttavia gli inquirenti in fase processuale non credono alla sua versione dei fatti, e ora rischia 20 anni di galera per omicidio volontario . Un 'gioco' con tanti interrogativi

Warren Lyttle è un uomo di 52 anni di nazionalità inglese che da una decina d'anni viveva in Spagna dove faceva il venditore di automobili. In un fine settimana del gennaio 2016, sua moglie, Lisa Jane, 49 anni, che ha sempre continuato a vivere a Londra con la figlia, lo era andato a trovare nell'abitazione nelle isole Baleari per trascorrere insieme una settimana. Nulla di strano fin qui. Nella notte tra il 22 e il 23 gennaio 2016, una chiamata al servizio d'emergenza ha fatto sprofondare l'uomo in un percorso che pare per lui senza via d'uscita. Soccorritori e polizia hanno trovato la donna morta riversa a terra con numerosi segni sul collo e per il marito, che ha confessato l'omicidio, si sono aperte le porte del carcere di Palma di Maiorca.

Ma agli inquirenti che ipotizzavano una lite per motivi economici finita male, Lyttle ha sempre detto che il decesso è avvenuto per una pura casualità. Era in corso tra loro un gioco erotico estremo, che gli avrebbe proposto sua moglie. Un gioco sadomaso con il filo del caricabatterie del telefono della donna che sarebbe finito con uno strangolamento perché, nell'onda crescente del piacere, non si sarebbe reso conto della sofferenza della donna e che la stava uccidendo. L'autopsia ha confermato che la donna è morta per asfissia dopo essere stata strangolata.




L'accusa procede per omicidio premeditato

Gli inquirenti sono convinti che si sia trattato di un omicidio e non di un incidente. E ora l'accusa che si occupa del caso, in vista del processo che si apre domani, ha confermato di aver trattato la morte della consorte di Lyttle, Lisa Jane come un omicidio premeditato e che chiederà in aula 20 anni di prigione per Lyttle. Il pm punta a chiedere anche un risarcimento per la famiglia della vittima di circa 180 mila euro. Dall'arresto nel gennaio 2016, Lytlle è sempre rimasto in prigione. La famiglia della vittima ha raccontato che Lisa aveva sempre avuto con il marito un rapporto turbolento. Non è chiaro se la famiglia voglia procedere, dal momento che in Spagna si può svolgere parallelamente al procedimento giudiziario statale un altro di propria iniziativa, in cui si chiedono solitamente pene detentive più severe e un risarcimento danni maggiore.

lunedì 25 settembre 2017

Violenza ostetrica in sala parto: 1 milione di donne vittime, 20mila bambini mai nati



 Abusi e insulti in sala parto: quando si parla di violenza ostetrica

Una campagna per denunciare gli abusi durante il parto, una legge per introdurre il reato di violenza ostetrica

Come se il corpo delle donne non fosse già ‘violentato’ da certi sguardi invadenti, dalle mani che si appiccicano addosso sugli autobus, dai modelli imposti di bellezza e di magrezza. Come se le donne non fossero già ‘violentate’ da un mondo che pensa al maschile, nel quale trovano lavoro con maggiore difficoltà degli uomini e sono pagate di meno a parità di competenze.

È il corpo a fare la differenza? La fa per le donne in carriera, quelle delle quali l’azienda teme l’eventuale gravidanza, per le casalinghe quando rinunciano, per la famiglia, a realizzare i propri sogni, come per le giovanissime quando affrontano, lasciate sole, l’esperienza di diventare madri, facendo i conti con le conseguenze di qualcosa che ha lasciato un segno soltanto dentro di loro.

È il corpo a fare la differenza perché è un corpo ricettivo, che trattiene e conserva, fa germogliare e nascere, ma non senza il passaggio attraverso un grande dolore, quello del parto. E si sa che il dolore, nel momento in cui lo si vive, rende più fragili. Proprio in quei momenti, vissuti in ospedale, non è raro che si sommi, però, a questo dolore, un malessere che invece, sarebbe del tutto evitabile: quello della rabbia causata dalla maleducazione e degli insulti da parte del personale dell’ospedale di cui a volte le partorienti sono vittime, ma anche le gravi violazioni della privacy che subiscono, le frequenti condizioni di medicalizzazione in cui avviene il parto, senza rispetto per i ritmi fisiologici, le decisioni prese dal personale medico-ospedaliero senza il consenso della donna.

Una campagna social ha dato la possibilità a quante abbiano vissuto questo tipo di esperienza negativa di raccontarla per iscritto su un foglio e di denunciarla in anonimato alla rete sotto l’hashtag #BastaTacere. Un modo per farsi sentire, per essere unite contro coloro che pensano di essere forti usando violenza contro chi, in quel momento, è indifeso. Perché dimenticare e pensare, dopo il parto, “solo al bambino”, come spesso viene consigliato, non è altro che un modo per agevolare il perpetuarsi di questi comportamenti.

L’obiettivo della campagna #BastaTacere è, inoltre, sostenere una proposta di legge che introduce il reato di violenza ostetrica condannando abusi fisici e verbali, umiliazioni, violazioni gravi della privacy e della riservatezza, procedure mediche coercitive o non acconsentite, ma anche il rifiuto di offrire un’adeguata terapia per il dolore, il rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere, la trascuratezza nell’assistenza al parto e molto altro.

Leggendo le storie che sono state raccolte, attraverso le parole dense di rabbia e di dolore, emerge come la proposta di legge rifletta, purtroppo, un fenomeno diffuso. Si tratta di situazioni gravi e umilianti, che lasciano segni profondi sul corpo e nella psiche delle donne.

Come se quello del travaglio e del parto fosse il momento nel quale si trovino a pagare, e a caro prezzo, la fragilità del proprio corpo, messo a nudo, per esempio, davanti ai tanti tirocinanti, come se non appartenesse a un essere umano dotato di sentimenti. Lasciato per molte ore senz’acqua, toccato con violenza, senza rispetto nemmeno per la sacralità della vita che porta dentro, in modo, a volte, incurante dei rischi. Come se dentro la sala parto le regole della società civile e del rispetto della persona venissero meno: allora una donna – che potrebbe essere la direttrice della scuola del proprio figlio o la ragazza affascinante alla quale qualcuno avrebbe aperto la portiera dell’auto – in sala parto può diventare oggetto dei commenti più volgari, violentata nella sua intimità, lasciata sola per ore, al freddo, nel disinteresse totale, senza permetterle di avere vicino il proprio uomo, annientata nel proprio potere decisionale, ‘carne da macello’: sono le parole che ricorrono in molte delle testimonianze.

domenica 24 settembre 2017

Questa donna ha comprato un anello per 13$ e lo ha messo ogni giorno. Dopo trenta anni, ha scoperto il suo segreto


Taglio, chiarezza, colore e caratura: si tratta dei quattro passi principali nella creazione di un diamante. Osservare questi aspetti accuratamente prima dell’acquisto ne assicurano bellezza e qualità, ma forse sarebbe bene considerare anche qualcos’altro oltre a questi aspetti.

A Londra, negli anni ottanta, una donna fu molto colpita da un prodotto di bigiotteria che venne messo in vendita in un negozio, e decise di acquistarlo: aveva una montatura un po’ fuori moda, ma a lei piaceva così tanto che lo sfoggiava dappertutto, proprio ovunque.
Di recente, questa donna ha maturato curiosità verso tale anello, al punto che ha scelto di farlo valutare da un esperto. E quello che ha scoperto a riguardo è sconvolgente!

Poco dopo, l’anello è stato portato al capo del reparto di gioielleria londinese della Sotheby, che corrisponde alla figura di Jessica Whyndham. Questa donna ha spiegato che può accadere che un pezzo di alta gioielleria può finire per essere scambiato per bigiotteria, illustrandone i motivi.
Il diamante della donna che lo acquistò negli anni ottanta, allo stesso modo venne scambiato per bigiotteria, perché con il tempo aveva cominciato ad usurarsi, apparendo fuori moda, opaco, mentre quando si pensa ai diamanti generalmente pensiamo alla loro lucentezza e brillantezza. Tuttavia, questo diamante stava nascondendo la sua lucentezza e brillantezza a causa di profonda usura e sporcizia accumulatasi negli anni. Si tratta infatti di un prezioso risalente almeno al diciannovesimo secolo.

Allo scopo di confermarne definitivamente il valore, il diamante è stato poi testato in un apposito istituto americano, appurando che può essere venduto per una somma che oscilla tra i 325000 e i 456000 dollari.

Dopo aver scoperto tutto questo, la donna ha scelto di vendere, lo scorso 7 giugno, ciò che lei per tanti anni credeva fosse bigiotteria, ricavandone una fortuna.

giovedì 10 marzo 2016

Roma, studentessa violentata dal branco: arrestati due camerieri


La notte tra il 6 e il 7 settembre dello scorso anno, dopo avere ingenerato uno stato di incoscienza, facendole assumere droga e alcol, abusarono sessualmente di una studentessa svedese conosciuta in un locale del centro. Al termine di accurate indagini, i carabinieri della Stazione di Roma San Pietro hanno individuato gli autori del crimine che dovranno rispondere di violenza sessuale di gruppo.
Si tratta di un 23enne ucraino e di un 26enne egiziano che agirono in concorso con un terzo ragazzo, indagato a piede libero, tutti da anni nella Capitale e che lavorano nel mondo della ristorazione in città. I primi due sono stati arrestati l’altra sera dai Carabinieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip Anna Maria Fattori, su richiesta del pm Cristiana Macchiusi della procura di Roma. L’indagine è partita dalla denuncia presentata dalla vittima ai carabinieri immediatamente dopo la violenza.
La giovane donna ha raccontato che dopo aver trascorso la serata in diversi locali del centro della Capitale con alcune amiche, si era imbattuta nei tre uomini; con la scusa di accompagnarla a casa, l'avevano seguita all’interno dell’appartamento dove, dopo averle fatto assumere droga e alcol, i due arrestati l'avevano costretta a subire molteplici e ripetuti rapporti sessuali contro la sua volontà, mentre il terzo guardava senza agire in alcun modo per impedire la consumazione della violenza.